Pescatori alla ricerca del mostro colorato

Dicono che il suo nome derivi da parole greche che significano forma umana o scheletro duro. Ama i luoghi poco movimentati e scarsamente illuminati. Come gli armadi. Sì, ma armadi sottomarini come grotte semioscure o le fenditure delle rocce. Uno scheletro negli armadi degli abissi marini. Incredibile, ma anche gli scheletri hanno bisogno di nutrirsi e lui fa scorpacciate di plancton e di sostanze organiche sospese, catturate dai tentacoli viscidi dei polipi, ricoperti di una micidiale sostanza urticante capace di paralizzare le prede.

Un mostro, insomma. Un mostro che però non spaventa, anche perché cresce lentamente, come il Pil: appena 3-4 cm all’anno in altezza e solo un quarto o mezzo centimetro circa all’anno in spessore. Un mostro tranquillo, e anche molto bello: il suo nome è corallo.

A cercarlo in fondo ai mari i pescatori di Cervo (IM) si spingevano anche fino alle coste della Corsica e della Tunisia. Se volevano scovare gli scheletri colorati, per loro era sufficiente cercare negli abissi marini gli stessi colori del proprio borgo, fatto di mille tonalità di arancione e di rosa, e il gioco era fatto: un fondale con i coralli non era molto diverso da Cervo con l’acquazzone.

Nella scenografica piazza dei Corallini, antistante la chiesa di San Giovanni Battista, si svolge dal 1964 il prestigioso Festival Internazionale di Musica da Camera, fondato dal violinista ungherese Sándor Végh.

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