Paese che vai, squalo bianco che trovi

C’è quello pauroso, quello serio dal fascino che incute rispetto, e quello squisito. C’è chi ne ha paura, c’è chi invece le inventa tutte per avvicinarli il più possibile, e c’è chi, semplicemente se li mangia, e in quest’ultimo caso, non si tratta solo di umani.

Quello pauroso è uno squalo bianco di sette metri, insolitamente grosso, che è stato avvistato recentemente in Italia prima al largo di Rimini e qualche giorno dopo un po’ più a sud, a Fano, ad appena 350 metri dalla costa. Entrambi gli avvistamenti sono stati ritenuti attendibili dalla Guardia Costiera che ha emanato una nota in cui chiedeva la massima prudenza ai cittadini, sottolineando le raccomandazioni di rito sconsiglianti la balneazione nonché la pratica di attività ludico-sportive in mare di qualsiasi tipo, in solitaria e con indebito e inopportuno allontanamento dalla costa.

I pescatori che hanno effettuato il primo avvistamento, sono anche riusciti a filmare lo squalo con uno smartphone:

Teniamoci quindi a debita distanza dallo squalo, e visto che non sappiamo dove potrebbe rispuntare, teniamoci lontani dal mare. Da noi si reagisce così perché lo squalo è uno solo. Dove invece gli squali bianchi sono tanti, come in Sud Africa, in particolare a Gansbaai, cittadina ritenuta la capitale mondiale degli squali bianchi, a circa due ore e mezza di auto da Città del Capo, l’approccio è inevitabilmente diverso. Lì opera una serie di agenzie specializzate in cage diving, ovvero in immersioni in gabbia, pratica che consente a chiunque di osservare e fotografare gli squali bianchi da vicino, in piena sicurezza.

Tra i fotografi che trovano irresistibile questa opportunità, c’è anche qualche professionista che delle immagini delle fauci degli squali bianchi ha fatto il suo marchio di fabbrica. È il caso di Anthony Kobrowisky, specializzato in video di squali al cardiopalma come questo, recentemente realizzato con la sua società Sea Candy Media:

Niente è come sembra, e infatti, l’intenzione di Kobrowisky non è quella di spaventare lo spettatore, né assolutamente quella di demonizzare gli squali bianchi di cui invece lui intende rappresentare l’imponenza, richiamando l’attenzione sul fatto che perfino questa specie, apparentemente capacissima di difendersi, è a rischio di estinzione. A minacciare lo squalo bianco è la pesca illegale, in particolare quella che mira a rifornire il mercato asiatico di materie prime per la preparazione della zuppa di pinne di squalo, una prelibatezza di lusso in Cina. Per colpa di questo fenomeno lungo le coste del Sud Africa si stima che siano rimasti solo qualcosa come 350 squali bianchi.

Pare inoltre che gli asiatici non siano gli unici ad apprezzare i piatti a base di carne di squalo bianco, ma che ci sia qualcuno anche in mare che quando avvista uno squalo bianco, non sia colto da paura, ma gli venga l’acquolina in bocca. A giudicare dalle carcasse di squalo bianco rinvenute sulle spiagge sudafricane, pare che il loro predatore li consideri degli stuzzichini, degli appetizer, qualcosa da assaggiare, ma non mangiare del tutto. Questo qualcuno dai gusti raffinati batte gli squali non solo in termini di forza, ma anche di furbizia e di bellezza: si tratta dell’orca.

Mentre gli umani ghiotti di zuppa di pinne di squalo utilizzano una serie di trappole più o meno banali per catturare i proprietari delle pinne, le orche hanno un metodo molto più poetico. Inducono negli squali, particolarmente sensibili a questa pratica, la cosiddetta immobilità tonica. Questi delfinidi intelligenti hanno capito che se mettono uno squalo con la pancia in su, questo cade in una specie di catalessi, in pratica si addormenta e smette di difendersi. Nel 1997 nelle acque delle Isole Farallon un’orca è stata osservata a tenere sulla propria schiena uno squalo bianco in stato di immobilità tonica fino a quando questo non è morto soffocato.

Chi dorme, non piglia pesci, ma è bene che faccia attenzione a non venire pigliato a sua volta, onde evitare un brutto risveglio.

 

 

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