Le prime pennellate dall’isola più remota – Augustus Earle

Immaginate di vivere in un paesino di trecento abitanti. Sarà un po’ piccolo, direte, ma se aggiungo che si trova in riva al mare, magari cominciate a pensare che potrebbe non essere così male. C’è l’aria buona, d’estate si va in spiaggia, forse si fa anche vela. Durante il weekend si fa un salto nella città vicina… ops, no, la città vicina non esiste, così come non esiste neanche il paesino vicino. Siamo su un’isola, per giunta vulcanica. Vabbe’, si prende allora l’aliscafo per raggiungere l’isola vicina, tipo da Stromboli a Lipari. No, nemmeno questo: l’isola più vicina si trova a 2172 km di distanza ed è Sant’Elena, quella dove Napoleone fu spedito in esilio.

Benvenuti a Tristan da Cunha, l’isola abitata più remota del mondo, situata a 2810 km da Città del Capo, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico meridionale. Cosa saranno mai, 2800 km, direte… È presto detto: circa una settimana di navigazione. Bene, a che ora parte la nave? La domanda corretta non è “a che ora”, ma “in quale mese”: nel corso dell’anno ci sono dieci date per potersi imbarcare per l’isola e altrettante per rientrare a Città del Capo.

Tristan da Cunha deve essere un posto meraviglioso, ed è senz’altro un luogo dove chi ci vive, vive bene e felicemente, e non ha nessuna intenzione di abbandonare l’isola. Quando nel 1961 ci fu l’eruzione del vulcano, tutti gli abitanti vennero trasferiti in Inghilterra (l’arcipelago composto da quattro isole di cui Tristan da Cunha è la principale e l’unica abitata, fa parte del Commonwealth), ma appena la situazione si tranquillizzò, vollero tornare sull’isola, ricostruire gli edifici danneggiati e continuare la loro vita da contadini e pescatori di aragoste. Loro ci erano nati e tornarci fu una loro scelta.

Non andò così per Augustus Earle, pittore inglese che nel 1824 capitò a Tristan Da Cunha tra circostanze avventurose al limite dell’esilarante. Earle era imbarcato su una nave partita da Rio de Janeiro e diretta a Calcutta. In mezzo all’Atlantico una tempesta costrinse la nave a fermarsi al largo dell’isola. Durante l’attesa che durò diversi giorni, il pittore decise di raggiungere l’isola a bordo di una piccola barca in compagnia del suo cane e di un membro dell’equipaggio, Thomas Gooch. Augustus Earle, pittore di successo, era entusiasta dell’idea di trovarsi in un luogo dove nessun artista aveva ancora messo piede, e si mise subito a dipingere.

Solitude, watching the horizon at sun set, in the hopes of seeing a vessel

Tre giorni dopo però la sua quiete venne scombussolata dalla visione della nave che man mano si allontanava dall’isola: inspiegabilmente il capitano aveva deciso di mollare il pittore sull’isola un po’ come qualcuno fa con la moglie all’Autogrill. Earle e Gooch rimasero su Tristan per otto mesi, – dopo un po’ a qualcuno evidentemente sarà venuto in mente di averli dimenticati sull’isola all’epoca abitata da soli sei adulti e da qualche bambino, e vennero a recuperarli.

Sono sopravvissute all’avventura sedici opere di Earle realizzate su Tristan da Cunha, diventando anche soggetti dei preziosi francobolli dell’isola, acquistabili sul sito ufficiale di Tristan da Cunha, nonché ovviamente in loco. In fondo, cosa saranno mai, 2810 km di navigazione da Città del Capo?

 

PER INFORMAZIONI:

www.tristandc.com

Francobolli di Tristan da Cunha

 

 

 

 

 

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