La cascata e il lago a forma di cuore

Gita a Urbe (SV), tra i segreti dell’entroterra ligure

Alcuni pellegrini s’incamminano silenziosi verso un folto bosco che li inghiotte insieme a un gruppo di vocianti mercanti con al seguito dei muli carichi di sale. Dopo aver percorso un groviglio di sentieri impervi che solcano la foresta costeggiando indomabili torrenti, eccoli spuntare all’uscita dal bosco con zaini e cappellini colorati, qualcuno in sella alla mountain bike, e qualcun altro a controllare sull’app il percorso appena compiuto. Se si volesse riassumere la storia del territorio di Urbe in un’unica immagine, potremmo scegliere proprio questo scatto da viaggio nel tempo che mostra tutto insieme passato e presente degli antichi sentieri.

Certo è che da queste parti, zona oggi amatissima dagli escursionisti e dagli appassionati di sport outdoor, c’è sempre stato un gran viavai anche durante i lunghi secoli di storia. Siamo nell’entroterra savonese a pochi chilometri da Genova, in un territorio oggi vicinissimo alle grandi arterie autostradali dell’Italia Nord- occidentale, e un tempo al crocevia di percorsi strategici come la via del Sale e la via del Ferro.

Il nome Urbe, nonostante le apparenze, non significa città, ma deriva dal toponimo del fiume Orba, così come Olba che troviamo nella denominazione della frazione principale, San Pietro d’Olba. Nel dialetto della Vallestura, “Lurba” indica l’intera alta valle dell’Orba, quindi Tiglieto e Urbe.

Seguendo l’Orba che arriva fino in Piemonte dando il nome a diversi paesi, si può anche arrivare al mare: basta prendere la strada che da Olba San Pietro porta al Passo del Faiallo e il gioco e fatto.

Lasciando l’auto nel parcheggio accanto al rifugio e ristorante La Nuvola sul Mare, zona frequentatissima anche dagli amanti del trekking a cavallo, è sufficiente una breve e comoda passeggiata lungo il sentiero che si addentra nel bosco partendo da una porticina di legno che ci informa del fatto che il Faiallo è tra le tappe dell’Alta Via dei Monti Liguri.

Attraversiamo un ampio prato il cui nome, Piano delle Tavole, ricorda che storicamente fu la sede di un grande mercato delle merci che venivano scambiate tra Liguria e Piemonte. Altri pochi passi ed eccoci arrivati in uno dei luoghi più suggestivi che abbiamo mai visto: il Faiallo che da un lato ci abbraccia con le sue immense alture montuose e dall’altro ci offre uno sbocco sul mare la cui bellezza spezza veramente il fiato.

Distinguiamo chiaramente il porto di Genova e ai nostri piedi i mastodontici viadotti delle autostrade, percorse da chi arriva da Milano per andare al mare, ora ci sembrano dei fragilissimi stuzzicadenti incastrati tra le montagne giganti. Questo belvedere è una rarità addirittura a livello mondiale: in inverno si viene qui con le ciaspole e si ammira il mare con la neve sotto i piedi: per trovare un luogo simile a questo, c’è chi si spinge fino in Giappone. E l’Orba che abbiamo lasciato alle spalle? L’abbiamo ritrovata, nasce proprio tra queste alture mozzafiato dove anche il Parco Naturale Ragionale del Beigua ha inzio.

I torrenti di Urbe vengono in aiuto anche di chi intende fare una gita romantica e offrire al proprio amore la visione addirittura di un lago a forma di cuore. Si parte da Acquabianca percorrendo un sentiero boschivo che prima fa tappa presso il laghetto della Chiusa, il quale nasce dall’incontro di due torrenti: il Rio Rosto e il Rio Baracca. Le acque limpide di questo laghetto, come anche quelle di diversi altri specchi d’acqua del territorio, durante l’estate offrono refrigerio a numerose persone che vengono a passare la giornata su queste spettacolari spiaggette incastrate tra le rocce.

Da qui il sentiero prosegue diventando sempre più impervio, ma continua a premiare il viandante offrendo tra gli alberi scorci mozzafiato sulle montagne circostanti e sulle suggestive pareti rocciose a strapiombo sul torrente. A un certo punto è facile notare un incredibile laghetto a forma di cuore. Sembra disegnato da un ingegnere, magari venuto da un altro pianeta, e invece è “semplicemente” opera della natura. Un regalo del torrente ai romantici, che possono anche arrivare al lagehtto percorrendo una scorciatoia e tuffarcisi dentro per godersi una seduta di idromassaggio al naturale.

Dove ci sono alture, torrenti e laghetti, ci sono anche delle cascate, e il territorio di Urbe ne annovera diverse. La più bella di esse si trova al lago della Cöicia in fondo a questo sentiero ed è raggiungibile dopo circa cinquanta minuti di escursione di media difficoltà partendo da Acquabianca. Ci sono tratti di sentiero tendenti al verticale, c’è da attraversare il letto del torrente e farlo a piedi asciutti richiede un po’ di inventiva, ma ci sono anche tratti comodi immersi nel bosco nel corso dei quali si possono ammirare rocce muschiose, intravedere uccellini e funghi.

Il tratto più impegnativo è l’ultimo, dove per un pezzo c’è da camminare nel letto del torrente. A questo punto sembra quasi che un mostro mitologico che pare abiti tra le rocce di serpentinite abbia deciso di non far passare nessuno. “Se volete arrivare alla cascata, ve la dovete vedere con me”, sembra dirci il mostro mentre ci sbarra la strada con rocce sempre più grosse. Ne scavalchiamo una ed eccone un’altra più grande di quella di prima.

Il mostro è lì che ride dietro un masso e aspetta che per sbaglio ci bagniamo i piedi: se succede, la serpentinite diventa scivolosissima e lui vince, ci fa tornare a casa senza averci fatto vedere la cascata. Ma non gliela diamo vinta: ancora un piccolo sforzo, un altro masso da scalare, ed eccoci sulla spiaggetta, a bocca aperta di fronte alla cascata.

Sembra di stare a teatro ad ammirare lo spettacolo della natura: ascoltiamo lo scroscio dell’acqua che precipita dall’alto delle rocce sovrastate da un’enorme pietra scaraventata lì da un gigante. Abbracciato dalle suggestive pareti rocciose dalle venature verdeggianti, nere e rosa si estende il lago dalle acque limpide e profonde in cui d’estate i ragazzi del posto si tuffano dalla roccia più alta senza porsi il problema se il mostro gradisce. Un luogo di divertimento o di raccoglimento, a seconda dello stato d’animo di chi lo visita.

Un po’ come tutto il territorio di Urbe dall’irresistibile fascino selvaggio che mostra a tutti, agli escursionisti esperti così come ai semplici amanti della natura, il volto meno noto, eppure bellissimo della Liguria. Una regione che di solito si identifica con le case colorate immerse nei fiori sullo sfondo azzurro della riviera, ma che ha anche un animo verde scuro e “selvoso” che trasforma tutto, anche la visione del mare, in pura e autentica avventura.

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.urbe.sv.it

www.altaviadeimontiliguri.it

www.parcobeigua.it

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